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L’origine della “squadra”

La collaborazione tra individui è certamente lo spirito con cui si affrontano meglio determinati eventi: una squadra, infatti, è sinonimo di un gruppo di persone con compiti e funzioni comuni. I nostri ricordi scolastici sicuramente ci portano alla mente la squadra intesa come uno strumento (di qualsiasi materiale) in grado di formare un angolo retto. In italiano, per definire l’attività dello squadrare, possiamo trovare anche la variante squadro che indica, allo stesso tempo, l’attrezzo e l’operazione. Benché più rara di quella femminile, la voce maschile sopravvive in alcune locuzioni come a squadro ‘ad angolo retto’, sotto squadro ‘ad angolo acuto’, fuori squadro ‘non ad angolo retto. Con l’accezione di ‘strumento per tracciare segmenti perpendicolari o paralleli tra loro’, oltre che nell’italiano squadra, la voce è presente nel francese équerre (dal 1170), nel provenzale escaire, nello spagnolo escuadra (dal 1459), nel catalano esquadra e nel portoghese esquadra (dal 1572): l’antenato in comune è un possibile verbo latino *EXQUADRARE ‘ridurre a forma quadra’.

L’idea di formazione quadrata potrebbe essere all’origine dell’accezione militare di squadra intesa come ‘piccola unità militare’ e attestata già dal 1362 nelle Cronache senesi:

“chomandò che tutti doveseno stare a buona guardia, e andaseno proveduti di scelte e di spie, e’ in luoghi dubiosi andasero insieme a schuadra a schuadra

(comandò che tutti dovessero stare in guardia e che andassero provvisti di persone scelte e di spie, e che in luoghi pericolosi andassero insieme squadra a squadra).

Rientrano nell’àmbito militare, per esempio, anche le locuzioni squadra mobile e squadra aerea.

Ma cosa c’entra un gruppo militare con un gruppo di atleti? L’origine, probabilmente, è da ricercarsi in un gioco molto popolare tra i giovani che abitavano la Firenze quattrocentesca: il calcio fiorentino. Un gioco simile, chiamato episkuros, era già praticato nell’antica Grecia e si diffuse anche tra i gladiatori e le legioni dell’impero romano con il nome di harpastum (dal verbo greco harpazo ‘strappato via con la forza’). Proprio per il suo carattere a tratti violento, il calcio fiorentino richiama diffusamente parole legate alla sfera militare e a darcene prova è un’opera del 1580 intitolata Discorso sopra il giuoco del calcio fiorentino: quella che noi oggi chiamiamo ‘partita’ era definita battaglia, alcuni giocatori prendevano il nome di alfieri, tutti i giocatori dello stesso colore, infine, formavano la squadra. L’accezione militare di squadra estesa allo sport rientra nel fenomeno diffusissimo delle metafore belliche in ambito sportivo (si pensi appunto a battaglia, difesa, controffensiva, retroguardia, scendere in campo, tattica ecc.).

A differenza dell’accezione ‘strumento da disegno’, diffusa in varie lingue, l’accezione sportiva di squadra esiste solo in italiano e nell’albanese skuadra. In altre lingue romanze ha avuto maggior successo una parola proveniente dall’antico francese eschiper ‘imbarcarsi’: abbiamo così èquipe nel francese, equipo in spagnolo, equip in catalano e equipa in rumeno. Altre lingue non provenienti dal latino, quindi al di fuori dell’area romanza, hanno sviluppato termini diversi, come l’inglese team.

Insomma, la finalità di una squadra consisteva in una collaborazione che, se organizzata bene, avrebbe portato alla buona riuscita di un’impresa. Nello sport moderno, per esprimere quest’idea, esiste la locuzione gioco di squadra, una modalità che nel ciclismo, per esempio, sfrutta le abilità del collettivo per favorire il capitano della squadra. Anche in questo caso, è possibile che la locuzione gioco di squadra venga da un’altra lingua. Com’è noto, il ciclismo sfrutta spesso una terminologia francese: la stessa bicicletta è una parola che viene dal francese bicyclette. Storicamente, lo sport ciclistico si diffuse in Inghilterra e in Francia qualche anno prima che in Italia: si spiega così la sopravvivenza di alcuni termini stranieri come flamme rouge o bagarre. Lo stesso è probabile che sia successo con gioco di squadra. In alcuni giornali della prima metà del Novecento che descrivono alcune dinamiche del “Giro d’Italia” si parla di gioco di équipe e non ancora di gioco di squadra.

Raphael Merida