Temi di lingua

A volte basterebbe poco… Chiedilo a DICO, o almeno consulta un vocabolario e una grammatica!

Avere dubbi linguistici è sempre legittimo e, anzi, è indice di vivacità intellettuale, curiosità e apertura mentale. Nessuno, neppure i più celebrati professionisti della parola, può dirsi sicuro al cento per cento della lingua che scrive e che parla. Tali dubbi, poi, sono tanto più giustificati per l’italiano, per via delle note vicende sociali e storico-linguistiche del nostro paese, caratterizzato, tra l’altro, da un notevole ritardo nell’unificazione della lingua parlata d’uso comune, da un evidente iato tra scrittura e oralità e da numerose e sensibili differenze tra le diverse varietà regionali.

Ciò premesso, chi fa un uso pubblico della lingua, soprattutto scritta, ha l’obbligo, oltreché di porseli, di cercare di risolverli, i dubbi sull’italiano. Sia per essere compreso da tutti e senza equivoci, sia per non dare il cattivo esempio all’utente comune, esposto ad avvisi, pubblicità, slogan e altri usi pubblici meno volatili di una chiacchierata al bar o di una chattata su facebook.
Tra i milioni di esempi possibili di italiano traballante, prendiamo il seguente avviso di un centro sportivo:

“Il Nuoto Libero è consentito dai 18 anni in sù. I Tesserini del nuoto libero sono ad ingressi (n°5 -10 -20) oppure Mensili – Trimestrali – Stagionali.
Gli orari sono passibili di variazioni dati da avvenimenti sportivi o per esigenze dell’impianto.
Gli assistenti bagnanti, hanno l’obbligo di distruibire gli utenti nelle varie corsie del nuoto libero a secondo del livello e delle velocità di nuoto.”

Vediamo i pochi ritocchi necessari a migliorarlo, soffermandoci soltanto sugli errori più vistosi.
1) Perché mai tutte quelle iniziali maiuscole in nomi comuni (nuoto libero, tesserini, trimestrali, stagionali)?
2) L’avverbio su si scrive senza accento.
3) Variazioni dati da va corretto in variazioni date da, per via del genere femminile di variazione..
4) Dato che un soggetto non si separa dal verbo, la virgola dopo bagnanti va eliminata.
5) Non si può dire a secondo: o a seconda, oppure secondo.
6) Tralasciamo gli errori meramente materiali di spazi e battitura (come distruibire in luogo di distribuire), che una semplice rilettura del testo avrebbe consentito a chiunque di correggere.
Poche cose, si diceva, e nulla che non si sarebbe potuto evitare consultando un vocabolario (per es. sotto la voce secondo o seconda) e una grammatica (per es. sull’uso delle maiuscole e della punteggiatura), o almeno chiedendo aiuto a qualcuno un po’ più esperto negli usi dell’italiano. Tra l’altro, non per autoreferenzialità, alcuni di questi errori sono commentati anche in DICO, nella sezione Lo sapevate che.
Davvero avremmo potuto trovare ben di peggio che un’innocua (si fa per dire) circolare di una piscina locale. Ma l’esempio, proprio perché medio e circoscritto, ci è sembrato non privo di una qualche utilità.
Certo, le cose peggiorano molto quando non soltanto la grammatica e l’ortografia vacillano, ma è l’intera efficacia comunicativa a fallire. E su questo fronte gli esempi noti della lingua pubblica e della propaganda politica (ma non solo) non mancano, a partire dall’ultima compagna sul Fertility day. Della quale non diremo nulla, perché tutto, e con straordinarie competenza e brillantezza, è stato già analizzato da Annamaria Testa, ai cui (almeno tre) interventi rimandiamo: articolo 1, articolo 2, articolo 3 (26/9/2016).
Insomma, senza tema d’esser tacciati come puristi, parrucconi della lingua o, peggio ancora, grammar nazi, il malcostume dell’italiano pubblico ci sembra rendere sempre attuale il monito di Italo Calvino a non farci soffocare dall’antilingua.
Oppure, senza scomodare i letterati, basterebbe ricordare l’indignazione del Nanni Moretti di Palombella rossa: “Chi parla male pensa male”.
Se spostiamo il discorso sul versante dell’italiano pubblico: chi scrive male (forse) amministra male. Chi non insegna a scriver bene (sicuramente) alleva persone destinate a non esercitare spirito critico, a non pensare con la propria testa, a non essere dei buoni cittadini. E, a giudicare dai colpi costantemente inferti dai vari governi alla scuola e all’università italiane, viene il dubbio che l’intento dei nostri governanti sia proprio quello: creare cittadini ignoranti, sprovveduti e facilmente manipolabili.

Fabio Rossi

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