La parola che non ti aspetti

L’ironia della livrea

Livrea viene dal francese medievale livrée ‘consegnata’ (participio passato del verbo livrer), perché fino a qualche secolo fa era l’uniforme che il padrone consegnava al servitore. A sua volta, livrer ‘far uscire, dar via, fornire’ viene dal latino libero ‘liberare’. Una sorta di involontaria ironia, quindi, ha portato il verbo che in latino indicava l’atto di sciogliere il vincolo della schiavitù a designare, in francese (e da lì in italiano), un oggetto che simboleggiava proprio lo stato di servitù.
Oggi, il nome livrea si è, è il caso di dirlo, liberato completamente dal suo significato etimologico, ed è passato ad indicare l’aspetto esteriore di un animale. È soprattutto il piumaggio degli uccelli ad essere definito livrea, perché è quasi sempre multicolore, come erano questi capi di abbigliamento (per distinguere la casata presso cui il servitore lavorava). E forse anche perché gli uccelli hanno una postura un po’ impettita, da maggiordomo d’altri tempi. Per vicinanza, poi, livrea si è adattato a definire la pelle di tutti gli animali, e non solo. Anche gli aeroplani hanno la livrea, e le automobili e le moto, soprattutto quelle da corsa; non è raro, infatti, leggere notizie come questa. Ci sono due possibilità per spiegare il passaggio del termine dalla zoologia ai mezzi di locomozione molto veloci: o il tramite è stato l’aeroplano, che sta a metà tra i volatili e le macchine; oppure è stato l’aspetto esterno delle macchine, variopinto per i marchi delle compagnie proprietarie e degli sponsor, nonché modificato continuamente, proprio come il piumaggio di un uccello.

C’è, poi, da considerare che gli uccelli si librano in volo, ma questa è tutta un’altra faccenda.
Fabio Ruggiano

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