Lo sapevate che?

Perché qualcuno pronuncia, e scrive, “pultroppo” anziché “purtroppo” e “Isdraele” anziché “Israele”?

Perché certi nessi consonantici sono scomodi da pronunciare e dunque si sviluppa una consonante di appoggio per agevolarne l’articolazione (Isdraele: il fenomeno viene definito epentesi, in fonetica), oppure la prima consonante, che è uguale a una consonante successiva, si trasforma in un’altra, alleggerendo l’articolazione della parola (pultroppo: il fenomeno è detto dissimilazione, in fonetica). Naturalmente, bisogna far attenzione a non trasferire nella lingua scritta queste abitudini del parlato scarsamente sorvegliato.

Storicamente, talune forme italiane nascono proprio dalla pronuncia erronea del latino: è accaduto, tra i moltissimi casi, con albero, che deriva, per dissimilazione della r in l, dal latino arborem, proprio come pultroppo è la pronuncia non standard di purtroppo. La differenza è che albero è poi entrato nello standard della nuova lingua (l’italiano rispetto al latino), mentre una forma come pultroppo, finché non verrà accettata in un nuovo sistema linguistico (e non è detto che ciò accada), rimane relegato tra gli errori di ortografia.

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