Lo sapevate che?

A che servono strane sigle, abbreviazioni e parolette che si incontrano nelle note dei libri?

Cfr. significa ‘confronta’ ed è sinonimo di vedi per rimandare a un libro, un articolo ecc.; ivi ‘lì’ si utilizza per non ripetere il titolo di un libro già citato prima; ibidem (che in latino vuol dire ‘nello stesso luogo’ e si pronuncia con l’accento sulla penultima sillaba), o nella forma abbreviata ibid., si usa se non soltanto il titolo del libro coincide con quello appena citato, ma addirittura il numero della pagina di riferimento; cit. sta per ‘già citato’ e si utilizza per riferirsi a un titolo già citato o a quanto è stato citato da un altro autore.

Per sapere come si fanno note e bibliografia in un libro, in un articolo o in una tesi o tesina cfr. il nono capitolo di Fabio Rossi e Fabio Ruggiano, Scrivere in italiano. Dalla pratica alla teoria, Roma, Carocci, 2013, pp. 335-369.

Per fare qualche esempio sulle forme appena citate, fingiamo di doverci riferire di nuovo al volume appena riportato: cfr. ibidem (se le pagine sono le stesse), oppure cfr. ivi, p. 371; oppure, se volessi citare il volume in forma abbreviata: cfr. Rossi e Ruggiano, Scrivere in italiano cit.; oppure confronta l’articolo cit. in Rossi e Ruggiano, ivi, p. 400.

 

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