La parola che non ti aspetti

Una storia preziosa, da rimanere… appesi

Pendant [pãdã] in francese è il participio presente di pendre ‘appendere, pendere, impiccare’ (come l’inglese to hang). La base di pendre è il latino pendo, che si è continuato anche in italiano autonomamente come pendere (con la differenza che da pendere sono estranei i significati di ‘appendere’ e di ‘impiccare’). Visto che la stessa base latina ha prodotto tanto il verbo francese quanto quello italiano, sinonimi parziali, pendant (/pan’dan/) in italiano è quello che si dice un prestito di lusso, perché non necessario (esiste il sinonimo pendente), ma favorito dal prestigio di una lingua (in questo caso il francese) in un certo ambito culturale.
In francese, pendant indicava originariamente un gioiello pendente, un ciondolo oppure un orecchino lungo. Si potrebbe pensare, quindi, che sia l’oreficeria l’ambito culturale cha ha fatto da tramite per la parola dal francese all’italiano. Ma non è così. Già nella lingua d’oltralpe, la parola aveva sviluppato una certa polisemia. Oltre ad essere una preposizione col significato di ‘durante, mentre, per la durata di’, significa da secoli anche ‘equivalente, corrispondente’. Nel seguente esempio si vedono entrambi gli usi:

Cette Estampe fait le pendant de celle dans le meme genre… (Giuseppe II, alias conte di Falkenstein, Anecdotes intéressantes et historiques de l’illustre voyageur, pendant son séjour a Paris, Paris, F.J. Desoer, 1777, p. 19)
Questa stampa fa il paio con quella dello stesso tipo… (Giuseppe II, alias conte di Falkenstein, Aneddoti interessanti e storici dell’illustre viaggiatore, durante il suo soggiorno a Parigi).

L’evoluzione semantica da ‘pendente’ a ‘durante’ è elaborata: deriva probabilmente dalla condizione di chi è appeso, simile a quella di chi sta aspettando qualcosa. Quindi, in francese, da ‘pendente’ si è passati a ‘in attesa’, quindi ‘durante’ (pendant son séjour a Parigi = ‘pendente il suo soggiorno a Parigi’, quindi ‘essendo il suo soggiorno a Parigi in attesa’, quindi ‘mentre il suo soggiorno a Parigi era ancora in corso’). Anche in italiano, del resto, una faccenda “in sospeso” è in attesa di essere risolta, quindi è lì, presente; sempre in italiano, inoltre, diciamo “stare appesi” per indicare una condizione di attesa, di immobilità.
Niente di insolito, invece, nell’uso di un verbo come preposizione. Anche in italiano capita che nomi, verbi e aggettivi si trasformino in preposizioni: è un fenomeno a volte chiamato transcategorizzazione. Pensiamo al nome tramite, alla stessa parola durante, participio presente del verbo durare, ad attraverso, dall’espressione a traverso, quindi da un aggettivo.
Rimane da spiegare il passaggio logico, metaforico, da ‘pendente’ a ‘equivalente, corrispondente’, che è quello più rilevante per l’italiano. Questo è dovuto al fatto che il gioiello pendente va in coppia, come un orecchino, oppure completa la parure (altro gallicismo), se è un ciondolo: in ogni caso è in corrispondenza, in simmetria, o simili, con qualcos’altro. In italiano, la parola è entrata proprio con questo significato metaforico, non per indicare il gioiello. Non a caso il prestito avvenne nel Diciottesimo secolo, il secolo dei Lumi, durante il quale gli illuministi francesi erano presi a modello di lingua e di stile per tutta la prosa scientifica e filosofica, e persino per la prosa d’arte.
Oggi pendant in italiano si usa soprattutto come nome accompagnato dal verbo supporto fare, seguito dalla preposizione con. Ad esempio:

390 Degrees of Simulated Stereo, vol. 2 è un’antologia live con nastri inediti del maggio 1978 e marzo 1981: fa pendant con il vol. 1. (Riccardo Bertoncelli, Paesaggi immaginari. Trent’anni di rock e oltre, Firenze, Giunti, 1998, p. 238)

È possibile anche un’altra costruzione, con la preposizione da tra il verbo e il nome. In questo caso pendant è seguito dalla preposizione a. Ad esempio:

Tutto questo brulicare di «piccole nazioni» fa da pendant speculare al processo di integrazione europea. (Debora Spini, “Al di là del presente: considerazioni introduttive”, in Il sogno e la politica da Roosevelt a Obama, a cura di Debora Spini e Margherita Fontanella, Firenze, Firenze University Press, 2008, p. 9)

In alternativa, pendant si può usare come sostantivo, preceduto dall’articolo (determinativo o indeterminativo). Ad esempio:

Marja Dmitrievna, “con la sua larga treccia, l’alto seno e il luminoso sorriso del volto coperto di lentiggini”, è il pendant popolano della principessa: anche lei bella, leggera, materna, portatrice d’ordine nel caos della vita (Pietro Citati, Tolstoj, Milano, Longanesi, 1984, p. 293).

Fabio Ruggiano

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