La parola che non ti aspetti

Glamour, ovvero Il misterioso fascino della… grammatica

Anche a non voler essere esterofili a tutti i costi (e noi di DICO non lo siamo affatto, come abbiamo già dimostrato qui), certe parole straniere racchiudono, in effetti, un gran numero di sfumature e sembrano pertanto, almeno in certi contesti, più utili di più o meno analoghe parole italiane. È il caso di glamour, che potremmo all’incirca tradurre con ‘fascino misterioso e irresistibile’.
Glamour, al pari di molte parole inglesi, può valere sia come sostantivo («gli esperti del glamour»), sia come aggettivo («sei molto glamour, oggi») e racchiude in sé, per l’appunto, sia l’elemento del fascino, sia quello, un po’ stregonesco, dell’incanto, del mistero, dell’attrazione fatale e simili.
Sicuramente anche altre parole italiane partecipano di questa ricchezza e (felice) ambiguità semantica. Lo stesso fascino origina dal latino fàscinum ‘amuleto’, ed è quindi connesso con la magia e gli incantesimi. Anche se oggi ha forse perso, per la gran parte dei parlanti, questo rapporto con la sfera magica.
Gli equivalenti italiani più precisi di glamour sono malia e ammaliante, che derivano da malum, nel senso di ‘maleficio, fattura, incantesimo’ di chi ti attrae perdutamente a sé senza più lasciarti andare. Anche se sono forse avvertiti come troppo letterari e desueti: «Cosa c’era ne ‘l fior che m’hai dato? forse un filtro, Un arcano poter? Nel toccarlo, il mio core ha tremato, m’ha l’olezzo turbato il pensier…», cantava una splendida romanza di Francesco Paolo Tosti, intitolata Malia (su testo di Rocco Emanuele Pagliara, 1887. Ascoltatela qui).
Ancora più forte l’elemento magico (perlopiù in senso negativo) di maliardo e maliarda, che infatti, oltre che ‘seducente’, valgono come ‘stregone’ e ‘strega’. Analogamente ammaliatore e ammaliatrice.
Ma torniamo al nostro glamour. Anche se in molti lo usano, pochi sanno che si tratta di un cosiddetto cavallo di ritorno, vale a dire di un termine che il latino ha imprestato secoli fa al francese e all’inglese e che oggi ritorna all’italiano, assai deformato foneticamente e semanticamente. Il termine originario è niente di meno che gramatica, che in latino medievale voleva dire ‘lingua latina’. Ovviamente, la lingua latina nell’Europa del Nord era roba da colti e da preti, pertanto qualcosa di molto misterioso, e al contempo affascinante, come un insieme di segni ignoti, quasi una cabala, un codice stregonesco. Per questo motivo, il termine diventò presto il francese grimoire ‘libro di stregoneria’, e da lì passò all’inglese glamour, che negli anni ha subito un’ulteriore deriva semantica, fino a diventare, oggi, qualcosa di davvero molto lontano dall’incanto e dalla magia, svilito a semplice ‘modaiolo’ o ‘seducente’.
Proprio per questo, senza tema d’esser tacciati per passatisti, forse, a quanti vogliono salvaguardare il significato di ‘attrazione quasi magica e irresistibile’ di una persona, ma anche di una cosa, di un luogo, di un concetto ecc., ci troviamo qui a suggerire il buon vecchio malia, insieme col suo derivato ammaliante.

Fabio Rossi

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