La parola che non ti aspetti

I dolori del matematico hanno a che fare con i piedi

Chi ha sofferto di calcoli renali sa che il dolore che provocano è… incalcolabile. Ma qual è la relazione tra le pietruzze di sali minerali o altro materiale che si formano negli organi cavi del corpo umano e le operazioni matematiche che portano, sorprendentemente, lo stesso nome? Come spesso avviene per queste coincidenze, le due parole derivano da una base unica, della quale rappresentano l’evoluzione l’una del significato letterale, l’altra di quello figurato. Per calcolo la base è latina è calculus, che significava già in latino ‘sassolino’, diminutivo di calx ‘calce’. Già in latino, però, calculus aveva preso un significato metaforico, derivante da una pratica molto comune, quella delle votazioni in Senato. Per votare una proposta, i senatori inserivano in un’urna dei sassolini bianchi per approvare, neri per opporsi: le piccole pietre, quindi, rappresentavano delle unità da sommare per ottenere il risultato della votazione. Il passo per la fissazione del significato metaforico era breve; già Cicerone lo usa a proposito dell’amicizia (De Amicitia, 58):

Altera sententia est quae definit amicitiam paribus officiis ac voluntatibus. hoc quidem est nimis exigue et exiliter ad calculos vocare amicitiam, ut par sit ratio acceptorum et datorum.
(Un’altra opinione è quella che circoscrive l’amicizia ad avere uguali doveri e uguali intenzioni. Questo, però, equivale a chiedere il calcolo dei voti per l’amicizia, in modo troppo meschino e leggero, in modo che la proporzione di chi dà e di chi riceve sia uguale.)

Specializzatosi in questo significato, calculus ‘calcolo’ ha perso di vista la sua base originaria, che si è evoluta autonomamente in calcolo nel senso medico.
Le coincidenze non sono finite. In latino esiste anche il nome calx ‘tallone’, apparentemente non collegato a calx ‘calce’, ma così uguale nella forma da far sospettare che le due parole abbiano un’origine comune. Se andiamo indietro di qualche millennio rispetto all’antica Roma, alla fase indoeuropea, scopriamo che la base di calx ‘calce’ è la radice kaghlo- ‘gesso, ciottolo’. Ecco trovato il collegamento (ancora metaforico): i romani notarono che il tallone ha la forma e la consistenza di un ciottolo, per cui derivarono il suo nome dalla radice che contiene quel significato. Non a caso calcareum (che significava ‘fatto di calce’, da calx ‘calce’, oppure ‘relativo al tallone’, da calx ‘tallone’) è la base tanto di calcagno, attraverso il passaggio calcareum > calcaneum, con la dissimilazione della r in n (la vicinanza di una l e di una r rendeva la pronuncia troppo faticosa e ha provocato la trasformazione di una delle due in un’altra consonante), quanto di calcare, che ha seguito un’altra trafila, essendo un prestito ottocentesco dal francese calcaire.
Se è vero che calx ‘calce’ e calx ‘tallone’ hanno un’origine indoeuropea comune, allora c’è una antichissima parentela tra il calcolo matematico e tutta la famiglia italiana discendente da calx ‘tallone’, ad esempio il verbo calcare ‘premere il tallone su una superficie’, il nome calco (che, ironia della sorte, si fa spesso con il gesso) e addirittura il nome calcio (da calceus ‘scarpa’).

Fabio Ruggiano

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