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Come sta la scuola italiana? Come sta l’italiano a scuola?

“Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo” (Malala Yousafzai).

Difficile immaginare un discorso più efficace, meglio argomentato e più coinvolgente di quello pronunciato alle Nazioni Unite da Malala Yousafzai, in occasione del suo sedicesimo compleanno, il 14 luglio 2013.

Qui potete ascoltare la versione concentrata dei punti salienti del discorso di Malala, mentre qui la versione integrale.

Qui invece potete ascoltare il discorso della stessa Malala per l’assegnazione del Premio Nobel (10 dicembre 2014).

Le parole di Malala sono un vero e proprio inno all’importanza dell’istruzione nel mondo: “Questa deve essere l’ultima volta che vediamo un bambino privato dell’istruzione”.

L’istruzione è la voce più forte contro l’oscurantismo. Soltanto la garanzia del diritto allo studio per tutti (bambini e bambine, in ogni luogo della terra) può garantire la pace e il rispetto della democrazia, della libertà e dei diritti umani, unico antidoto contro la violenza, l’estremismo, la discriminazione razziale e la deprivazione dei diritti per donne e bambini: “Perché le nazioni sono così forti nel portare la guerra e così deboli nel portare la pace? Perché dare ai bambini dei fucili è così facile, mentre dar loro dei libri è così difficile?” – si chiede ancora Malala, durante la consegna del Nobel.

Insomma, non troviamo parole migliori di quelle di Malala per esprimere l’importanza della scuola e dell’istruzione nel mondo.

Eppure, sono ben noti i problemi della scuola di casa nostra. Il diritto all’istruzione per tutti è veramente garantito? L’Italia gratifica i professori? Si investe abbastanza su scuola, università e ricerca? Che cosa fa il nostro Paese, al riguardo?

I rilievi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulle competenze di base (leggere e far di conto) di molti Paesi del mondo non sono confortanti, per l’Italia, né nel 2013 (leggete qui l’intero rapporto), né nel 2014 (qui il commento):

“Tra i 34 presi in esame, l’Italia è il solo paese che tra il 2000 e il 2011 diminuisce la spesa pubblica per le istituzioni scolastiche (-3 per cento), a differenza dei paesi OCSE dove, invece, è decisamente aumentata”.

Altri due commenti per saperne di più: 1 e 2.

Anche Tullio De Mauro si è espresso sui rischi della dealfabetizzazione.

Ovviamente, non bisogna farsi prendere dal disfattismo, arma infida in quanto parente stretto del qualunquismo e dello spirito reazionario di chi pensa che le cose debbano sempre restare come sono. Ce ne mette in guardia Claudio Magris.

Qualcuno in Italia sta tentando di fare qualcosa, per arginare la deriva della scuola e anche dell’insegnamento dell’italiano. Per saperne di più, si veda l’iniziativa dell’Accademia Nazionale dei Lincei: I Lincei per una nuova didattica nella scuola: una rete nazionale.

Proposte largamente condivisibili sono anche le 95 tesi sulla scuola ideate da Annamaria Testa.

Fabio Rossi

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